6 CONSIGLI PER MIGLIORARE LE VOSTRE PRODUZIONI
27 Ago 2015

6 CONSIGLI PER MIGLIORARE LE VOSTRE PRODUZIONI

In questo articolo

27 Ago 2015

In questo articolo vedremo dei piccoli trucchi che daranno maggiore qualità alle vostre tracce. Le domande che spesso ci si pone quando si produce un pezzo sono generalmente finalizzate a cosa ottimizzare così che il vostro pezzo suoni ad un livello superiore. In questa piccola e veloce guida andremo a spiegare alcuni dei piccoli, ma importanti, accorgimenti da adottare durante il vostro lavoro così che il vostro pezzo possa acquisire quel particolare quid che sentite sulle tracce dei vostri top producer preferiti ma che non siete ancora mai riusciti a raggiungere. Partiremo con una serie di piccoli segreti attraversando tutto il processo della produzione, DAI SETTAGGI INIZIALI ALLE TECNICHE PIU’ RICERCATE

studio setting 2

PRIMA DI PARTIRE: SETTATE IL VOSTRO HOME STUDIO

Per partire prima regola: non potrete mai sperare di ottenere dei risultati ottimali se non avete un setup acustico discreto. Potreste aver speso anche tantissimi soldi per i vostri monitor ma impostare il tutto in modo sbagliato vanifica tutte le vostre spese. Non disperate, bastano piccoli metodi ed accorgimenti per ottenere un risultato ottimale anche con dei discreti monitor non per forza da 1000 euro l’uno.

Come prima cosa attenti alla DISTANZA DEL MURO a cui vengono posti i monitor:
MAI NEGLI ANGOLI e MAI troppo ATTACCATI ALLA PARETE

(ovviamente sempre nei limiti dei vostri spazi). Queste posizioni sbagliate delle casse enfatizzeranno le basse così da darvi un difficile risultato nella fase di produzione ed ovviamente di mixaggio. Altro accorgimento importante è la distanza tra voi e i monitor. La posizione ideale è formare un triangolo equilatero tra le casse e le vostre orecchie (hot spot), quindi posizionare l’altoparlante destro e quello sinistro alla stessa distanza che sarà, quanto più possibile, la stessa distanza anche con voi.

posizione monitor

Oltre a formare questo triangolo equilatero è importantissimo che le vostre casse siano alla stessa altezza delle vostre orecchie. Generalmente per una cassa Near Field (di piccola media dimensione) la distanza dei lati del triangolo equilatero deve essere intorno 1,5/2 metri ognuno. Un utlimissimo accorgimento, se fattibile nel vostro Home Studio, è quello di inclinare leggermente le casse di 10° così da indirizzare al meglio il suono verso di voi.

less is more

LESS IS MORE

L’errore più comune è proprio quello di farsi prendere sempre di più dalla fase produttiva e dalla propria voglia di creatività inserendo di volta in volta un elemento in più pensando che al vostro pezzo manchi ancora quella particolare cosa. Questo porterà a due problemi fondamentali: il primo che avrete estreme difficoltà in fase di mixaggio dove vi troverete a “combattere” con tutte le vostri parti cercando comunque di inserirle al meglio nel vostro mix continuando però a generare solo estrema confusione. Il secondo, ancora più importante, è che

se sentite la CONTINUA NECESSITA’ DI AGGIUNGERE
probabilmente NON AVETE davanti a voi UN PEZZO DIROMPENTE!

Una buona traccia deve poter già trasferire energia, carica, positività, insomma vi deve far alzare dalla sedia per ballare già con i primi pochi elementi. Già da una cassa e un basso dovete sentire il giusto feeling che cercate!

Un ottima regola: IN CASO DI DUBBIO TOGLI!!
avere meno cose è il SUCCESSO DI UNA TRACCIA

variazione musicale

UNA PAROLA D’ORDINE: VARIARE!

Costruire un brano dove siano presenti variazioni può sembrare un qualche cosa di risaputo ed ovvio, ma quello che oggi spesso manca nei lavori dei giovani produttori è proprio questa presenza di climax, manca il costruire un pezzo che abbia un filo logico con variazioni, con dei crescendo, con intervalli e dei contrasti tra le varie parti. Spesso ci arrivano produzioni che sono un copia e incolla delle varie parti senza alcuna differenza. Il risultato? l’ascoltatore entra in una fase di noia distogliendo l’attenzione da ciò che ascolta. Oggi, secondo particolari studi, un ascoltatore medio ha la necessità di trovare fondamentali interessanti in ciò che sente ogni 30 secondi altrimenti la sua attenzione cala notevolmente fino al punto di non avere più voglia di ascoltare quel brano.

Bisogna far si che la traccia sia
COME UN ESSERE IN CONTINUA EVOLUZIONE COSI’ DA RESTARE SEMPRE VIVA

Si può “giocare” di fantasia oppure seguire alcune semplici tips da utilizzare come regole. Una di queste è creare cambi passando da una fase forte e dura a qualche cosa di tranquillo ed intimo, questa tecnica è una tecnica usata dalla nascita della musica fino ad oggi. Altra semplice tecnica è giocare con le drum: come prima cosa basta inserire ad esempio nei cambi delle 16 battute dei fill di drum, sempre con le drum si possono dare ulteriori variazioni come cambi di groove di piatti o snare passando dalle strofe ai ritornelli oppure modificandoli anche all’interno dello stesso ritornello ad esempio dopo le prime 8 battute così da dare una variazione nelle seconde otto. Ancora un altro suggerimento è quello di far evolvere il suono. Abbiamo due possibilità, la prima quella di modificare i filtri o fx del synth attraverso gli envelopes durante la sua stesura oppure possiamo andare a duplicare la stessa traccia del synth modificando su questa il suono e farla entrare da un certo punto in poi così da avere un’ulteriore variante. Infine un’altra variazione che spesso viene utilizzata, è quella di aggiungere nella parte finale del pezzo un nuovo lead (ad esempio con un violino, fiati o con un synth con caratteristiche pad)

reverb

IL CORRETTO USO DEL REVERB

Non smetteremo mai di ripetere quanto è importante ottimizzare l’uso del REVERB!!! Il più delle volte si fa un uso smodato di questo particolare effetto. Va bene in una fase creativa, come ad esempio quando l’effetto viene sfruttato per creare delle lunghe code in particolari momenti della traccia, ma dove il reverb può dare un ulteriore vantaggio è nel creare un effetto di “spazialità” del suono all’interno del nostro mix. Settando infatti l’effetto del reverb nel giusto modo possiamo riprodurre una sensazione di ampiezza del suono arricchendolo nel nostro mix. Il risultato è quello di un leggero intervento ma che arricchirà considerevolmente le vostre tracce. Quello che suggeriamo è quello di creare 3 canali di send nei quali inserire in ognuno un reverb settato in maniera differente. Nel primo inseriremo un reverb con una coda corta (OFFICE REVERB) nel secondo canale uno settato con coda un po’ più lunga (PLATE REVERB) ed infine nel terzo canale di send inseriremo un reverb con una coda ancora più lunga rispetto al precedente (HALL REVERB). Questi tre diversi reverb verranno poi dosati attraverso la “mandata” in maniera leggera nei vari canali seguendo una semplicissima tecnica:

OFFICE REVERB: per tutti i suoni di frequenza bassa (Kick, Basso, Tom)
PLATE REBERB: per tutti i suoni che lavorano sulle frequenze medie (snare, clap, vari synth)
HALL REVERB: per tutti i suoni sulle alte frequenze (tutti gli strumenti nella gamma delle alte)

La TECNICA FONDAMENTALE per le orecchie non ancora allenate è:
TIRATE SU la mandata del reverb, APPENA PERCEPITE L’EFFETTO fermatevi
e TORNATE INDIETRO ABBASSANDO DI 3/4 DECIBEL la mandata

said chain

SIDE CHAIN COMPRESSION

Se ascoltate attentamente le tracce elettroniche o dance vi accorgerete di un particolare effetto (in alcune molto accentuato in altre meno a seconda dei generi) che da una sensazione di “risuccchio” su particolari suoni. Ovviamente, come tutti gli effetti, anche il said chain compressor può essere utilizzato in modo creativo accentuando le sue caratteristiche così da evidenziare quell’effetto di “risucchio” oppure in maniera più lieve per permetterci di ottenere pulizia sonora pulendo determinati attacchi dei specifici suoni, ad esempio per attenuare gli attacchi del basso quando si trova in corrispondenza della cassa. L’effetto viene generato comprimendo un suono mediante l’utilizzo di un altro suono che fa da innesco (trigger). Questo effetto può essere generato attraverso un particolare compressor chiamato appunto said chain compressor dove gli indicheremo il canale del suono di innesco con i tempi di attacco e rilascio. Immaginiamo una diga, che sarà il nostro said chain compressor, alla quale daremo l’ordine di chiudersi (dell’intensità desiderata) per stingere il flusso dell’acqua (il nostro strumento al quale applicheremo l’effetto di said chain) ogni volta che c’è un particolare segnale chiamato suono di innesco (trigger).

parallel compr

PARALLEL COMPRESSION

Quello che verrà descritto qui di seguito ha forse bisogno di una maggiore esperienza, ma in realtà leggendo attentamente queste poche righe vi renderete conto che è più difficile a dirsi che a farsi. I passaggi sono semplici: partiamo duplicando il canale di una traccia sulla quale volete applicare questa particolare tecnica. Su questo secondo canale inserire un compressore con dei parametri estremizzati (ratio 10:1 – attack morbido quindi più aperto – release veloce qundi più chiusa – treshold spinta fino ad una compressione anche di 12db )

Ora bisogna amalgamare i due canali

così che dal primo, quello senza compressore, esca il suono pulito mentre dal secondo canale escano quelle caratteristiche sonorità potenti della compressione. Al canale della Parallel Compression si può anche aggiungere un Equalizzatore così da pulire quelle frequenze che possono creare disturbo.

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